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mercoledì 29 gennaio 2014

Scioglilingua dalla Brianza del '900

Ti che ta tacat i tac      (Tu che  attacchi i tacchi
tacum i tac!                   attaccami i tacchi!
Mi tacat i tac a ti?          Io attaccare i tacchi a te?
Ti che ta tacat i tac?     Tu che  attacchi i tacchi?
Tacatai ti i to tac           Attaccateli tu i tuoi tacchi
ti che ta tacat i tac!       tu che  attacchi i tacchi!)

domenica 13 gennaio 2013

"All'intingolo elegante" (Esercizio per nd-nt)

Se condendo l'insalata
tu v'intingi anche le dita
noi non siam certo contenti
d'infilarla sotto ai denti.
Non abbiamo l'intenzione
d'introdurre un contenzioso,
ma guardandoti le dita
non possiam che rinunciare
quell'indivia ad ingoiare.
Dici ora ch'eri attento
a scrutare il firmamento
ché del mondo sei viandante,
che indicibile è l'incanto,
tanto, intatto, ti fa intento.
Ma, mio caro viaggiatore,
qui, con noi, tu sei un trattore:
hai aperto il "Ristorante
dell'intingolo elegante",
ma se poi non te ne intendi
ed in terra non discendi,
se non fai le pulizie
e non dai più garanzie,
tutti quanti gli avventori
se ne scapperanno fuori,
mentre tu starai badando
al tuo celestial cimento.
Quindi, se non cambi il vento,
se non muti intendimento,
dovrai vendere all'incanto
a dei veri intenditori,
dedicandoti alle stelle,
pure pentole e padelle.



venerdì 7 dicembre 2012

Il giaguaro innamorato/ Esercizio di dizione per g

Te lo giuro. Al tuo giaguaro
non ho tolto io il guinzaglio.
E non farmi quello sguardo,
quel cipiglio d'ammiraglio.
Ieri sera con i guanti
proprio come fosse un figlio
l'ho lasciato al suo giaciglio
quieto quieto sul guanciale
con la lingua in mezzo ai denti
senza ira, senza voglia.
Poi l'ho chiuso nel serraglio,
ho dormito sulla soglia
manco fosse un generale:
Tutta notte a far la guardia,
fermo e zitto, zitto in veglia
non ho mosso mai una foglia.
Or si scopre che al mattino
più non c'era il tuo felino
e mi vieni a contestare
che l'avrei lasciato andare,
che non l'ho legato ammodo,
che gli ho dato solo brodo
e per fame s'è involato...
ecco, giusto con le ali
lui può avere disertato
superando i confinari.
Oh perbacco! Che intuizione!
Certo è qua la soluzione.
Ti ricordi la coguara
che incontrammo a Lendinara?
Fa' uno sforzo di memoria
ed avrai tutta la storia.
Di sicuro quella micia
gli ha già tolto la camicia
ed al tuo caro animale
tutto il cuore ha messo l'ale:
per raggiungere l'amata
ieri ha preso la volata.
Ora sai cosa ti dico,
ragionandone da amico?
Tu prepara nuove paglie
e raduna vettovaglie:
presto il nostro innamorato
tornerà su questo prato
e vedrai che parapiglia,
sarà tutta una squadriglia!
Ci vorrà del buon liquore
per brindare a quell'amore,
tutta intera una bottiglia
che festeggi la famiglia.

mercoledì 5 dicembre 2012

Filastrocca del cero (esercizio di dizione per ci/ce)

C'era una volta un cero
che incontrò un cerino.
Saccente, il piccolino,
si mise a criticare:
"Non hai una bella cera.
Ti serve del cerone
o forse una ceretta...
almeno un po' di cipria
per lucidarti il naso".
Il cero cincischiava.
Pensava al suo cerume
e a tutto quel ciarpame.
Non era un civettone,
le cose civettuole
non erano il suo pane.
Eppure traccheggiava:
celiava, quel citrullo
d'un piccolo cerino?
O invece gli diceva
certezze a cento e mille?
Cianciando lo circuiva
oppur lo incoraggiava?
Infine sconcertato
ma pure incapricciato
decise per l'incerto:
avrebbe ben rischiato
per diventar più bello.
Così Messer Cerino,
campione di cervello,
distesa una cerata,
saltò in cima a Sòr Cero,
gli accese le speranze
con una gran fiammata.
Ci fu un cerchio di luce.
Il cero s'incendiò.
La cera eccome c'era!
Colando dal faccione
scendeva sulla pancia.
Ce n'era tale e tanta
che un cesto se ne fece.
Perfino il ciel taceva
insieme con le cince.
I sorci stupefatti
cercavano cerotti.
Ma ormai a ceci e noci
a catinelle e fiotti
la cera si perdeva.
Del sogno di Sòr Cero,
ucciso da un cerino,
restò solo la cenere,
come la pece, nera.

lunedì 26 novembre 2012

Esercizio filastrocca per s/r

Lo strazio mi strugge,
mi strangola e stinge.
Se poi fai la sfinge,
stremata stramazzo.
Non faccio schiamazzo,
ma tu m'hai strappato
speranza e pazienza.
Di ogni illusione
ormai sono senza.
Son stanca e disfatta,
son spenta e distrutta,
costretta da schiava,
mi spolpi la vita.
Mi sento allo sbando,
stornata dal mondo.
Non so se saperti
sull'uscio a spiare
mi faccia stupire
o più imbestialire.
T'avevo sposato
sognandoti sole,
mi trovo uno sfatto
cui mancan le suole.
Qui altro che stelle,
ci son solo stalle
un misero usbergo
s'un mucchio di sterco.
Ebbene ora stammi
silente a sentire:
dei tuoi stratagemmi
son stufa, son stanca.
Non ho un soldo in banca,
son senza vestiti,
spariti i bijoux.
Non so dove andare
ma qui a sfacchinare
non resterò più.
Finisce la storia,
ci metto lo stop,
la pagina strappo.
E scappo. Oh se scappo!
Sbagliato una volta
si cambia stazione.
E tanti saluti.
Ti lascio, cialtrone!

mercoledì 21 novembre 2012

Esercizi di dizione 13 - per "nt"

Intanto intento tendo
cento intatte tende intonse,
restando attento
all'intendente tonto
che tondo e tentennante
attenta a tanto intento
stringendosi tra i denti
un dito intinto in Dante.

mercoledì 14 novembre 2012

Filastrocca per "gl" (Autunno)

Se scagli una foglia
e il vento la piglia,
l'imbriglia, l'imbroglia,
ti sembra che voglia
spogliarne il colore,
vagliarne l'umore
per toglierle il cuore.
E' un gioco d'artigli
che paion ventagli;
li credi sbadigli,
ma sbagli, t'abbagli:
un ruglio improvviso
ti taglia il respiro,
la foglia s'impiglia
nei rami del tiglio,
poi con un bisbiglio
e un lieve cipiglio
s'increspa e attorciglia,
s'incaglia più in basso
aggroviglia laggiù.
E' figlia d'autunno.
Vicina alla soglia
della vita che fu.

martedì 13 novembre 2012

Filastrocca- Cè una tortora sul tetto

C'è una tortora sul tetto
e una trota dentro al piatto.
Se la torta è  nel laghetto
quasi quasi ci scommetto
che un bambino s'è distratto.
Stamattina la matita
gli è balzata tra le dita:
ha spedito la crostata
a sbafarsi una nuotata.
Che matita dispettosa!
La maestra non capisce
ed il bimbo ora ammonisce
chè la trota e non la torta
deve stare dentro al lago.
E' così bimbo mio caro:
una fetta di crostata
non la puoi fare nuotare
e se proprio vuoi provare
devi darle una barchetta
che la porti in mezzo al mare.

domenica 11 novembre 2012

Esercizi di dizione 12 - per "imp"

Impazienza,
imperizia,
imprevidenza,
implicano improvvisi impicci,
imprese imprecise,
imperfezioni
e imbarazzi.
Implicitamente:
imbecillità.

venerdì 9 dicembre 2011

Appunti di dizione 2

Respirare bene per parlare bene (vedi "Appunti di dizione 1") .
Per respirare bene è indispensabile assumere una postura rilassata. In particolare il collo deve essere ben disteso, la mascella non contratta, le spalle morbide.
Per favorire tale postura è utile fare quotidianamente -e sempre, prima di "impegni vocali" - degli esercizi di scioglimento.
In piedi o seduti, schiena dritta , ma non tesa! Braccia morbide lungo i fianchi, occhi chiusi. Ruotare il capo una volta verso sinistra, una volta verso destra. Il naso è allineato con la spalla , il mento è dritto (non deve puntare verso l'alto, né verso il basso). Si parte dal centro e.. attenzione al respiro : l'aria esce dolcemente dalla bocca semiaperta mentre si ruota verso la spalla . Una battuta di pausa in apnea (conto uno). Ritorno verso il centro inspirando dal naso. Una battuta di pausa in apnea (di nuovo conto uno) poi espirando ruoto la testa verso l'altra spalla.
Si ripete cinque volte per lato. Lentamente. Gli occhi restano chiusi per elevare al massimo la consapevolezza del movimento e l'ascolto del respiro. La nuca è distesa. Le spalle restano ferme. L'unico movimento del corpo è quello del collo che ruota. Terminate le rotazioni, rimanete per qualche respiro con gli occhi chiusi. "Ascoltate" se ci sono formicolii alla base del collo, sensazioni di tensione o di calore. Tenete gli occhi chiusi verso l'esterno, ma ben aperti verso l'interno del vostro corpo.
L'esercizio successivo è simile al precedente : si parte dal centro con una espirazione dolce dalla bocca semiaperta, ma questa volta il mento viene spinto verso la clavicola. Attenzione però!Non è la spalla che si alza verso il mento, né il mento che cala da solo : tutto il capo ruota lateralmente e verso il basso. Cinque volte a sinistra, cinque volte a destra. sempre passando per il centro.
Pausa ancora dopo il secondo esercizio, quindi via con qualche rotazione completa del capo, prima in un senso, poi nell'altro.
Non trattenete il respiro mentre lavorate. Mantenete un ritmo di respirazione regolare: una rotazione completa sull'espirazione, poi una rotazione completa sull'inspirazione. Andate lentamente. Chi soffre di cervicale può avere difficoltà ad eseguire l'esercizio. Se si avverte nausea, smettere e proseguire con gli esercizi successivi.
Fate sempre una pausa tra un esercizio e l'altro. Mentre lavorate non pensate ad altro: siate focalizzati sui movimenti , sul respiro e sulle sensazioni che vi rimanda il vostro corpo.
Altro esercizio: portate il capo alternativamente verso l'una e l'altra spalla. Il viso resta rivolto in avanti. Le spalle restano ferme e rilassate. Espirare scendendo, inspirare salendo,secondo le modalità già descritte.
Ultimo esercizio: testa su, testa giù. Lentamente. Espiro scendendo col capo verso il petto. Pausa in apnea conto uno. Inspiro tornando al centro testa dritta, pausa in apnea conto uno. Espiro mandando il capo all'indietro con la massima estensione del collo. Pausa in apnea conto uno. Torno inspirando al centro. Via così cinque più cinque volte.
Questi sono tutti esercizi molto basici ma molto utili. Rafforzano la muscolatura del collo e lo distendono. Aiutano a concentrarsi sul respiro e ad ascoltare il corpo. Rilassano e migliorano la postura. Anche se non avete in programma di recitare Giulietta (o Romeo) eseguirli vi può solo fare bene. Parola.

domenica 13 novembre 2011

Appunti di dizione 1

Quando ci si accinge ad impegnarsi per migliorare la propria dizione, indipendentemente dal motivo per cui si decide di farlo, è importante verificare prima di tutto come si respira.
Respirare correttamente è indispensabile per pronunciare al meglio le parole.
Nella gola e nella bocca abbiamo il nostro "strumento musicale".
Le corde vocali, situate nella laringe, vibrano anche grazie all'aria in uscita dai polmoni durante la respirazione. La bocca e il naso sono la cassa di risonanza, in cui vengono prodotti e modulati i diversi suoni.
L'emissione vocale, e soprattutto l'intensità della voce, dipendono direttamente dalla espirazione.
Quando si corre, si ha "il fiato corto": non si riesce a parlare.
Forti emozioni "tagliano il respiro" : non si riesce a parlare.
Chi sta curvo, con la testa incassata tra le spalle, ben difficilmente avrà un buon timbro di voce.
C'è chi "risparmia il fiato" e respira alto: piccoli respiri che si fermano alla base del collo o poco più.
Quasi tutti respirano "di torace", bloccando l'inspirazione a livello costale.
Il buon respiro, invece, è quello che parte dalla pancia e fa sollevare il diaframma.
Per capire come deve essere una inspirazione completa, che riempia al massimo i polmoni, ci si può mettere sdraiati con una mano sull'addome all'altezza dell'ombelico. Inspirando dal naso, l'addome deve gonfiarsi come un palloncino. Una volta capita la "profondità" richiesta , ci si può allenare anche in piedi. (Personalmente preferisco la posizione supina).
All'inizio si possono forzare un poco le inspirazioni, per capire come deve muoversi la pancia. In seguito verrà naturale respirare normalmente, di pancia. Un effetto molto comune di queste inspirazioni profonde sono gli sbadigli. Un segno che siamo sulla buona strada.
Tale respirazione profonda è molto utile anche per rilassarsi.
Si inspira dal naso, lentamente, sollevando la pancia, allargando le costole, senza alzare o contrarre le spalle. Piccola pausa in apnea (non si respira contando "uno, due") , quindi espirazione lenta dalla bocca semiaperta, contraendo i muscoli prima del torace e poi dell'addome. Deve essere come un'onda: inspirando sale, espirando scende. Fatelo ad occhi chiusi, con la consapevolezza dell'aria che state inspirando, del percorso che essa fa dentro di voi, prima entrando e poi uscendo. Sentitene la temperatura : fresca in entrata, più calda in uscita. Ripetete una decina di volte. Non di più. Esagerare può affaticare o provocare capogiri.

mercoledì 26 ottobre 2011

Dizione: pronti? Via!

Una dizione il più possibile corretta dovrebbe essere insegnata fin dai banchi di scuola. Invece bisogna arrivare all'università e agli esami di linguistica per cominciare ad occuparsi di fonologia e di accenti.
Tra un po' l'inglese verrà insegnato ai bimbi  quando ancora stanno nella pancia della mamma. Per l'italiano, invece, pare che ci sia sempre tempo : tanto è la lingua materna...Il problema è che spesso le madri non sono buone insegnanti di lingua. E quando si arriva a scuola...dipende da quel che si trova.
Dunque : va benissimo imparare al più presto la lingua straniera, visto che, oggi, senza inglese non capisci neanche  con che cosa ti stai vestendo. Basta che non succeda come per i viaggi: " lo famo strano e lontano" (e chissenefrega se poi si perde la gara di geografia deldietrol'angolo col giapponese in scambio culturale) .
Eppure la parola, la voce, quel che si dice e come lo si dice, sono un biglietto da visita. Il primo. Forse più importante dell'aspetto, abbigliamento compreso.
Personalmente adoro i dialetti.
Appena mi è possibile lo parlo, il mio. E' una complessa questione legata all'identità e ad altro ancora.
Ma mi è insopportabile ascoltare telegiornali nazionali in romanesco. Servizi giornalistici resi incomprensibili da pronunce "scomposte". Come non bastasse, di questi tempi , doversi fare lo stomaco ai piattini indigesti che continuamente ci vengono serviti ..
In fondo,non ci vuole poi molto a migliorarsi.
Per chi comincia, gli strumenti indispensabili sono: un dizionario serio, un registratore, una grammatica.E poi: pazienza e costanza. Che oltre ad essere obsolete come nomi di donna,vanno un po' riscoperte anche come virtù.

Da oggi, qui, "appunti di dizione"

Seguendo l'andamento quotidiano di "animatalmente", vedo che tra i post più cliccati ci sono gli esercizi di dizione. Per questo motivo, ho deciso di non limitarmi a pubblicare scioglilingua e frasi o brani mirati ad esercitare la pronuncia. Di tanto in tanto darò qualche "appunto di dizione", basandomi sulla mia personale esperienza (prima di allieva e poi di insegnante).
Premetto che io non seguo "scuole". Non ho pretese d'alcun genere. Mi faranno piacere interventi e richieste. Sarò in ogni caso felice se qualche mia dritta potrà andare a buon fine, dando un contributo a chi legge.
Dunque, partiamo.

giovedì 20 ottobre 2011

Esercizi di dizione (11)

In questo grigio,
bigio pertugio,
un poco mogio
e senza agio,
quasi randagio,
ma ognora ligio,
ragiono e rimugino
sul servigio
da segugio
che mi ingiungi.
Ma son digiuno
da giovedì!
Devo mangiare,
per Confucio!
Aggiornare la bilancia
aggiustandomi la pancia.
Far più giovane la faccia,
meno gialle guance e braccia.
Solo allora, con gran gioia,
uscirò dal mio rifugio.
Un giaggiolo sulla giacca
dolcemente adagerò.
 Poi, fingendo di giocare,
porrò il laccio
al tuo giaguaro
e incitandolo a guaire
fino al  Giappone
mi farò inseguire.


Esercizi di dizione (10) o Filastrocca dei pulcini

Starnàzzano le oche
gloglòttano i tacchini
il gufo dicon bùbuli
il chiùrlo pare chiùrli
le rondini garrìscono
mentre i colombi tùbano
e trillano i canarini.
Ma quando son piccini
sono tutti dei pulcini:
sanno solo pigolare,
il più facile da dire.

Esercizi di dizione (9)

Strane strade
strette e sterrate
in sterminate
deserte distese
distruggon l'astràgalo
ti straziano i piedi.
Strapazzano.
Straccano.
Strappano strèpiti
e imprecazioni.
Meglio lasciarle,
neanche iniziarle.
Stranito e stravolto
stavolta sterzo:
mi storno in stazione.

martedì 12 ottobre 2010

Esercizi di dizione (8) Alfabeto scioglilingua



Con A


Ancora avremo agi
andremo adagio adagio
avremo alti allori
artisti assicurati
autentici assetati.
Attori antecedenti
acrobati assonnati
almeno aironi alati.

Con B

Ballo da birbante
brindando bevo birra
bagnando barbe blu
sbavando baffi buffi
in brillanti bicchieri
biscotti e bonbòn
biascicando.

Con C                                                                 Con C                           


Cuscini coperte scaldotti                                       Centoquindici cipolle
calde camicie                                                        cinque cinciallegre
corte cuffiette                                                        cinquecento cipressi
cappelli a cilindro                                                  cinquemila cinesi
copricotenne                                                         e centotre ciclamini
scarpacce scomode                                              cicale accidentate
calzini celesti                                                         cimici col cimurro.
costosi costumi                                                     Chi chiede chiarezza
carnevaleschi...                                                     rischia fischi
Calmati. Chetati.                                                   e fiaschi di Chianti
Carezza il coniglio.                                                schiantati.
China le ciglia
e chiudi a chiave
nel carrozzone
caos cimici e confusione.

Con CHI

Chi chiude a chiave
rinchiuda i chiurli
socchiuda la chiesa
e schivo s'inchini.
Né schiavo né racchio.
Ma occhio ai chiodi
se chiede chiacchiere.

Con D

Dodici o dieci?
Decidi dunque.
Dammi i dadi.
Dimmi dove
dovrò andare:
dietro le dune
dai dromedari?
O dal dentista
(sdrammatizzando) ?

Con E

Esili elefanti
esuli elevano
ellittiche elegie
agli elleni equinozi.
Eterei escono esausti.
Estinti quasi
eppure entusiasti
estremi epigoni
d'eternità.

Con F                                                      Con F

Frutta e fiori                                             La fiamma fulmina
fiori e frutta                                              un flan flambé.
fichi e frasche                                          Fiumi di fieno
frasche e fichi                                          in Val di Fiemme
frangipani di Firenze                                fanno flanella
fiorentine del Fréjùs                                 coi fiordalisi.
fagianelle in fricassea                              Fioccano affanni
fresie fredde                                            fra gli africani.
fritte o al forno.                                        Fragili fronti
Festeggiamo le frattaglie                         fremono al freddo.
fischiettando coi fringuelli.

Con G

Genova e Gaggiano
Gorizia e San Giuliano
grandina sui granchi
s'aggrovigliano i grechi
gremiti sui gradini
s'ingozzano di gechi
ingrassan le gorgiere
ingurgitano grame
galantine di gallina
gelatine al grammarnié
granatine con la grappa
sguazzando golosi
gaudenti gassosi
in gorghi gelati
di greve gassosa.

Con I

Invano Ivano a Ivrea
invola inviti involti
in istrici iracondi.
Inala incenso
imberbe illuso intonso.
Ignora intanto a Itaca
Isotta immenso istante:
ignara illustra l'isola
a illustri ierofanti.

Con GL

La quaglia origlia
nella boscaglia, ammaliata.
Dalla guglia spogliata
la battaglia sbagliata
invoglia a scagliare
la maglia sulla soglia.
Tu gettagliela! Dagliela!
E se un pendaglio
s'è impigliato
nel fermaglio
meglio vegliare:
sarà un guinzaglio?

Con GN

Ignudi gnomi bagnati
si lagnano rassegnati
gnaulando con ragni
compagni di sogni.
Disegnano cagne
e montagne di legna.
Rognose rassegne.
Ma dove cuccagne?

Con L

Lieve languiva la luna
livide lingue di lago
lente lambivano lidi.
Lontani aulenti lillà
leggeri legavano l'alba.

Con M

Mimì mastica gomme
Memo memora mamme
Meme alimenta fiamme
Minù mangia la manna
e mosto con il miele
mentre il mio Samuele
molleggia sul cammello
molcendo caramello.

Con N

Navigando navigando
nuove navi van remando.
Nella notte niente splende.
Nulla nuoce senza denti.
Navigando navigando
ninne nanne van cantando
ninne nanne innamorate
nella notte addormentate.

Con O

Un òrco òrbo si orna d'òro.
Nell'òrto l'òca divora òrzo.
L'ingolla e l'inghiotte
ingorgandosi il gozzo
quest'òca ghiotta dal còllo stòrto.

Con P

Pòco pépe pésto in pace
pungo pomi e piango prèci
péna il pètto palpitante
prude l'òcchio prepotènte
piano piano pissi pissi
pésto pépe pòco in pace
parco e prèsto prèndo pane
pòi progètto un palinsèsto
pél prozio di padre Pio.

Con Q

Quattordici quaglie
quindici quaccheri
quasi si squagliano
squassando quadrati
quando Quasimodo
con Quarto e Quintino
squarciano querce
col temperino.

Con R

Ronfa la rana
rolla la réna
ruzza il ramarro
con la cancrèna
si gratta il granchio
rampogna il ratto
ma il ragno ringhia
rode la ròsa
pòi rèma ritto
e si ripòsa.

Con S

Sussurri e sibili
schianti silenti
senza sonoro
senza spaventi
sono soltanto
strani strambotti
stereo stonati
sull'ascensore
splendida scena
senza visore.

Con T

Troppi trèni in transito
t'intronano i timpani.
Tosto tutto tacerà:
il traghetto attraccherà.
A tacchi traballanti
ti metti sotto il ponte
tracanni la tequila
t'impanni nella tela
svelto ti togli i tacchi
lesto ora tappa il tappo.
Trèma la tolda tonda
straccia la trina Tilde
frattanto tutto tace.
I trenta tristi treni
s'intruppano lontano.

Con U

Frugali uccellini blu
frullan su e giù sull'uva
ùpupe gruccioni e gru
urlano sotto i tuoni
buttano uova e gusci
a Ustica sugl'usci.
Un uomo già ubriaco
ulula con i lupi.
Umidi muri bui
risucchiano la luna.

Con V

Novantamila viole
invadevano Viggiù
varani voracissimi
vagheggiavano virtù.
Vorrei rassicurarvi
invece qui non vale
svanisce il bel vestito
il vel velava il vero:
le viole coi varani
divorano divani.

lunedì 4 ottobre 2010

Esercizi di dizione (7)

Accetta dunque questi suggerimenti dettati dalla saggezza della vecchiaia: nelle avversità del tuo cammino aggrappati ai tuoi affetti, non cancellare la bellezza, abbi il coraggio delle lacrime. Ogni orizzonte attende il sole e, anche dopo la notte più buia e fosca, immancabilmente torna ad illuminarsi.
Ed ora, afferrati al corrimano, scendi in cucina ed assaggiami uno di questi quindici maccheroni all'arrabbiata.

Esercizi di dizione (6)

Biondo come un angelo,
tondo come il mondo.
Forse un po' abbondante.
Certo non vacante.
Che scherzo queste strofe!
Spiegarvi di chi parlo
non ha nessuno scopo.
Forse è mio cugino
che scuote il suo calzino,
forse il cuoco nuovo
che scoppia nei calzoni,
forse mia cognata
dopo l'operazione.
... E scemo mio fratello
che avendo sposato lei,
ora s'alza con un lui.

domenica 3 ottobre 2010

Esercizi di dizione (5) ovvero: la danza delle gazze

Sulla terrazza appena ramazzata si sono posate due gazze un po' pazze che mi stan scompigliando la glicine e l'azalea a forza di azzuffarsi. Prima di mezzogiorno, zittirò questo schiamazzo. Mi scaglierò in mezzo alla zuffa brandendo una mazza con tutta la mia stazza: voglio che finisca questo indegno andazzo, che sta mettendo a repentaglio anche il silenzio della mia viuzza.
E' vero. Sto rischiando, perdendo pazienza e temperanza, di scapicollarmi a razzo in una azione priva di qualsiasi dolcezza, finezza e gentilezza. Ma tant'è. Voglio fermamente ripristinare sulla terrazza (la mia piccola piazza) quel silenzio, quella pulizia, quella grazia ch'erano la sua essenza prima delle pazze danze di queste gazze.
Vi scaccerò, pazzi uccelli senza prudenza, né ritegno. Inutile chiedervi contegno o temperanza: non ne avete né la scienza, né l'usanza. Gusterò la vostra assenza nel ronzio delle zanzare e nella carezza frizzante e lieve della brezza di questo stupendo azzurro marzo.