Non ci saranno candeline da spegnere oggi, Tiziano.
Sessantasette.
In lettere sembrano di più. Forse lo scherzo sarebbe stato proprio una torta grande abbastanza da contenerle tutte. Una fiamma per ogni anno della tua vita. Avresti soffiato ridendo.
Scommetto che avresti avuto in braccio Alessandro. Scommetto che sarebbero state del tipo che più soffi, più si riaccendono scoppiettando. Scommetto che tutti avremmo soffiato e soffiato. E soffiato.
C'è da ammattire a spegnerle... figuriamoci 67...
No.
Non dirò "e invece".
Non voglio.
15 novembre 2016 - 15 giugno 2017... Sette mesi esatti.
Siamo creature misere, entro i nostri confini...
Per non smarrirci abbiamo bisogno di computare.
Anni. Mesi. Giorni.
Contiamo per non perderci nell'eternità. Come ciechi, cerchiamo pareti per non precipitare.
Numeri. Alcuni hanno un significato misterioso. Continuano a presentarsi nelle nostre storie come un richiamo. Pietre d'inciampo, o forse limiti di contrassegno. I paracarri delle tappe che ci cambiano.
Vite come microuniversi. Saldamente fragili.
Chiudo gli occhi e la vedo, la nostra vita. L'abbiamo giocata insieme. Siamo stati fragili e saldi. La nostra vittoria: le nostre mani che non hanno mai smesso di cercarsi.
Non ho potuto trattenerti.
Non ho potuto accompagnarti, lì dove sei.
Per la prima volta, dal nostro "noi", te ne sei andato senza di me.
Chiudo gli occhi.
Mi perdo.
Il tuo azzurro è lì. Lo vedo nella luce.
Così vicino.
Così lontano.
Così dentro di me.
Non ho più bisogno di numeri. La luce li cancella. Li assorbe. Mi chiama.
Amore mio, non so quando verrò. Ma so che verrò. E sarà la luce a guidarmi.
Tieni alta la fiamma.
Anna
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giovedì 15 giugno 2017
mercoledì 7 maggio 2014
Lettera a Michel
Non ti chiedo "perché".
In molti te lo chiederanno tra quelli che ti amano.
In molti, si interrogheranno. E qualcuno si sentirà chiamato a dare risposte.
Io non ti chiedo perché.
Di te so pochissimo . Un nome: Michel
L'età : 16 anni.
Studente al secondo anno delle Superiori.
Un fratello, non so se più piccolo o più grande, ma che importa?
Una famiglia più che "normale", con un padre docente universitario e una madre insegnante di religione. Casa in una delle zone "meglio abitate" appena fuori città.
La conosco, sai Michel ? la tua zona. Conosco la chiesa. Ho presente i boschetti appena dietro, l'argine alto a tratti scosceso, a tratti digradante verso il fiume.
Non riesco però ad immaginare il tuo albero.
Non riesco a vederlo.
Non "voglio" vederlo.
Ti vedrei lì appeso a dondolare sopra il tuo zaino di studente; sopra alla bicicletta nera appena comperata.Ti vedrei in un turbine di "manine", avvolto di lanugine come in un sudario.
Un bosco che piange.
E' un niente quello che so di te. Ma mi deflagra dentro con il fragore di un tuono. Mi devasta con la potenza di un colpo a bruciapelo.
Ti sei appeso ad un ramo e ti sei ucciso. Hai detto che andavi al fiume a studiare storia. Che bello, poter studiare in mezzo al canto degli uccelli in amore, nel verde che esplode di primavera col sottofondo quieto dell'acqua che scorre.
Ma nello zaino non avevi i libri.
Sei uscito già sapendo che non avresti studiato.
Ma com'è stato Michel? Mentre camminavi verso il bosco pensavi a come ti saresti appeso? Ti sei chiesto se avresti sentito male? Chi volevi punire? A chi hai pensato con il tuo ultimo respiro?
Non ti chiedo perché. Il tuo zaino vuoto incenerisce ogni richiesta di spiegazioni.
Resto attonita in contemplazione di un mistero. Quello più grande, che ci affratella tutti, noi creature insipienti sull'orlo di un abisso universale.
La vita.
La morte.
Facce dello stesso mistero.
Tutti dobbiamo spendere questa moneta.
Piccolo Michel. Voglio bene al tuo cuore che ha tremato di fronte al mistero. Vedo le tue paure. Avessi incontrato qualcuno, sulla strada del bosco. Qualcuno che ti dicesse:"Anch'io ho paura. Anch'io vedo la sofferenza attorno a me. Anch'io so che il mondo è un luogo di dolore. Anch'io sono stato umiliato. Anch'io ho creduto di non essere amato. Ma guarda Michel. Guarda questo bosco. Ascolta la vita. Ascolta il cuore che batte dentro di te. Sei giovane come questo verde. Tu sei una speranza".
............
Chissà.
Forse il tuo cammino è rimasto solitario.
O forse hai chiuso le orecchie a chi ti parlava di speranza. A chi ti raccontava la vita.
Piccolo Michel.
Trabocco d'amore per te. Non posso farti domande. Posso solo amarti. E rivolgerti una preghiera.
Ora che hai capito, ora che le tue paure sono svanite, ora che sei parte compiuta del mistero, ti prego, da madre, non abbandonare la tua famiglia.
Ora che la tua anima è libera sii il suo sostegno. Stai vicino a loro. Li hai precipitati in una prova grande.
Aiutali a vedere come non si muore.
In molti te lo chiederanno tra quelli che ti amano.
In molti, si interrogheranno. E qualcuno si sentirà chiamato a dare risposte.
Io non ti chiedo perché.
Di te so pochissimo . Un nome: Michel
L'età : 16 anni.
Studente al secondo anno delle Superiori.
Un fratello, non so se più piccolo o più grande, ma che importa?
Una famiglia più che "normale", con un padre docente universitario e una madre insegnante di religione. Casa in una delle zone "meglio abitate" appena fuori città.
La conosco, sai Michel ? la tua zona. Conosco la chiesa. Ho presente i boschetti appena dietro, l'argine alto a tratti scosceso, a tratti digradante verso il fiume.
Non riesco però ad immaginare il tuo albero.
Non riesco a vederlo.
Non "voglio" vederlo.
Ti vedrei lì appeso a dondolare sopra il tuo zaino di studente; sopra alla bicicletta nera appena comperata.Ti vedrei in un turbine di "manine", avvolto di lanugine come in un sudario.
Un bosco che piange.
E' un niente quello che so di te. Ma mi deflagra dentro con il fragore di un tuono. Mi devasta con la potenza di un colpo a bruciapelo.
Ti sei appeso ad un ramo e ti sei ucciso. Hai detto che andavi al fiume a studiare storia. Che bello, poter studiare in mezzo al canto degli uccelli in amore, nel verde che esplode di primavera col sottofondo quieto dell'acqua che scorre.
Ma nello zaino non avevi i libri.
Sei uscito già sapendo che non avresti studiato.
Ma com'è stato Michel? Mentre camminavi verso il bosco pensavi a come ti saresti appeso? Ti sei chiesto se avresti sentito male? Chi volevi punire? A chi hai pensato con il tuo ultimo respiro?
Non ti chiedo perché. Il tuo zaino vuoto incenerisce ogni richiesta di spiegazioni.
Resto attonita in contemplazione di un mistero. Quello più grande, che ci affratella tutti, noi creature insipienti sull'orlo di un abisso universale.
La vita.
La morte.
Facce dello stesso mistero.
Tutti dobbiamo spendere questa moneta.
Piccolo Michel. Voglio bene al tuo cuore che ha tremato di fronte al mistero. Vedo le tue paure. Avessi incontrato qualcuno, sulla strada del bosco. Qualcuno che ti dicesse:"Anch'io ho paura. Anch'io vedo la sofferenza attorno a me. Anch'io so che il mondo è un luogo di dolore. Anch'io sono stato umiliato. Anch'io ho creduto di non essere amato. Ma guarda Michel. Guarda questo bosco. Ascolta la vita. Ascolta il cuore che batte dentro di te. Sei giovane come questo verde. Tu sei una speranza".
............
Chissà.
Forse il tuo cammino è rimasto solitario.
O forse hai chiuso le orecchie a chi ti parlava di speranza. A chi ti raccontava la vita.
Piccolo Michel.
Trabocco d'amore per te. Non posso farti domande. Posso solo amarti. E rivolgerti una preghiera.
Ora che hai capito, ora che le tue paure sono svanite, ora che sei parte compiuta del mistero, ti prego, da madre, non abbandonare la tua famiglia.
Ora che la tua anima è libera sii il suo sostegno. Stai vicino a loro. Li hai precipitati in una prova grande.
Aiutali a vedere come non si muore.
sabato 26 maggio 2012
La memoria della vita
Non chiedere alle parole
di restituirti
la memoria di una vita.
Non saranno complicati costrutti di pensiero
a farti specchio di quel che fosti:
percorre scarne geometrie la lingua
quando s'inchioda al destino.
E di quei motti brevi
che decidono il prossimo orizzonte
rimane -forse- un'ombra
un pallido sussurro.
Sarà la lama del sole sulla neve
il sapore del pane del mattino
o l'incenso che svapora
nella piazza di un maggio
a tanti uguale
eppure diseguale.
Non chiedere alle parole
di restituirti l'anima.
Sii nel respiro della vita.
Lì è la memoria.
Eterna eppure mai uguale
tenta il tuo passo
sull'orma di ieri.
Ma il passo dell'oggi
non s'attaglia a quell'impronta.
Nel respiro della vita,
lì è la memoria.
Nei fiati di luce.
Nell'incessante melodia del cammino.
di restituirti
la memoria di una vita.
Non saranno complicati costrutti di pensiero
a farti specchio di quel che fosti:
percorre scarne geometrie la lingua
quando s'inchioda al destino.
E di quei motti brevi
che decidono il prossimo orizzonte
rimane -forse- un'ombra
un pallido sussurro.
Sarà la lama del sole sulla neve
il sapore del pane del mattino
o l'incenso che svapora
nella piazza di un maggio
a tanti uguale
eppure diseguale.
Non chiedere alle parole
di restituirti l'anima.
Sii nel respiro della vita.
Lì è la memoria.
Eterna eppure mai uguale
tenta il tuo passo
sull'orma di ieri.
Ma il passo dell'oggi
non s'attaglia a quell'impronta.
Nel respiro della vita,
lì è la memoria.
Nei fiati di luce.
Nell'incessante melodia del cammino.
martedì 29 novembre 2011
Alla luna
Stasera
la luna è un sorriso
appena accennato.
Tenue nella nebbia
appare
dispare
sbuffando lieve
una promessa.
Di pienezza.
Di luce chiara.
Di alte maree.
E' un alito lieve.
Un incerto richiamo.
Ti guardo,
luna di ogni vita.
E d'improvviso
il taglio flebile
nel cielo oscuro
diviene un ghigno.
Un rutto di fumo
la nube leggera
che trascorre l'alone.
Luttuosa luna,
che mi predice
l'oscena ferita
che solchi nel buio?
Perché arrogante
m'irridi?
A me
che più d'ogni altra
ti ho amata
non togliere
la speranza
di danzarti ancora.
la luna è un sorriso
appena accennato.
Tenue nella nebbia
appare
dispare
sbuffando lieve
una promessa.
Di pienezza.
Di luce chiara.
Di alte maree.
E' un alito lieve.
Un incerto richiamo.
Ti guardo,
luna di ogni vita.
E d'improvviso
il taglio flebile
nel cielo oscuro
diviene un ghigno.
Un rutto di fumo
la nube leggera
che trascorre l'alone.
Luttuosa luna,
che mi predice
l'oscena ferita
che solchi nel buio?
Perché arrogante
m'irridi?
A me
che più d'ogni altra
ti ho amata
non togliere
la speranza
di danzarti ancora.
domenica 21 agosto 2011
Siamo tutti tessitori di luce.
martedì 8 marzo 2011
Sono qui, ora. E ricordo
Sono nata molte volte.
La Terra era giovane
il giorno del mio primo sguardo.
Ho attraversato il tempo
come l'acqua del mare.
Ho conosciuto le parole del potere
e il silenzio della schiavitù.
Ho pianto i miei figli
da schiava e da regina.
Sono andata e tornata.
Mi era stato detto,
ma ho sempre dimenticato.
Sono qui, ora.
E ricordo.
E' la mia ultima occasione.
Sarà il viaggio estremo.
Non avrò altri sguardi.
La strada - ho capito
è solo una.
Verso la luce.
La Terra era giovane
il giorno del mio primo sguardo.
Ho attraversato il tempo
come l'acqua del mare.
Ho conosciuto le parole del potere
e il silenzio della schiavitù.
Ho pianto i miei figli
da schiava e da regina.
Sono andata e tornata.
Mi era stato detto,
ma ho sempre dimenticato.
Sono qui, ora.
E ricordo.
E' la mia ultima occasione.
Sarà il viaggio estremo.
Non avrò altri sguardi.
La strada - ho capito
è solo una.
Verso la luce.
sabato 5 marzo 2011
Crepuscolo
E' l'ora incerta
in cui la luce si addentra
nella notte
e il sudario d'ombra
che già s'appresta a distendersi
sopra ogni cosa
per brevi attimi risplende.
Così quest'ora non più azzurra
non ancora buia
riluce
d'un arcano nitore.
In tale netto orizzonte
innalzandosi e sprofondando
il campanile del Carmine
scava vertiginose geometrie
cesella impercettibili trasparenze.
E mi trafigge il cuore.
E mentre lo guardo inoltrarsi limpido
nella sera
il respiro si sospende all'aria immota
ai profili di pietra
all'alto colore puro.
Elevata
nel silenzio immobile della croce
risucchiata dall'eternità
scompare la voce del mondo.
Il piede affonda nell'orme dei passi di ieri
e l'eco di moltitudini oranti s'addensa breve
nel colore del crepuscolo.
Poi sfuma e dilegua
nella notte che avanza.
in cui la luce si addentra
nella notte
e il sudario d'ombra
che già s'appresta a distendersi
sopra ogni cosa
per brevi attimi risplende.
Così quest'ora non più azzurra
non ancora buia
riluce
d'un arcano nitore.
In tale netto orizzonte
innalzandosi e sprofondando
il campanile del Carmine
scava vertiginose geometrie
cesella impercettibili trasparenze.
E mi trafigge il cuore.
E mentre lo guardo inoltrarsi limpido
nella sera
il respiro si sospende all'aria immota
ai profili di pietra
all'alto colore puro.
Elevata
nel silenzio immobile della croce
risucchiata dall'eternità
scompare la voce del mondo.
Il piede affonda nell'orme dei passi di ieri
e l'eco di moltitudini oranti s'addensa breve
nel colore del crepuscolo.
Poi sfuma e dilegua
nella notte che avanza.
domenica 6 febbraio 2011
Il sentiero
Così sottile e luminosa e netta
la luna mi stride nei denti.
Eterna testimone del tumulto d'amore
lei uguale lei immutata
lei sa di quel tempo merlato
- ricordi ? -
quando solo ornata di veli e d'attesa
giostravo i sospiri scrutando
nel verde e poi il buio
la notte e le fiamme
odorando.
Tu
- ricordi? -
guerriero lontano venivi a me
dietro la fronte giovane antica
oltre le tenebre o i tersi orizzonti
stendendo
un filo di luce di luna
il tuo arco a superare il sangue
e il distinto clangore.
E l'assenza diveniva certezza.
Il richiamo incessante rombava
incandescente
grumo d'esatto pensiero.
Quanto remote le parole. Inutili.
la luna mi stride nei denti.
Eterna testimone del tumulto d'amore
lei uguale lei immutata
lei sa di quel tempo merlato
- ricordi ? -
quando solo ornata di veli e d'attesa
giostravo i sospiri scrutando
nel verde e poi il buio
la notte e le fiamme
odorando.
Tu
- ricordi? -
guerriero lontano venivi a me
dietro la fronte giovane antica
oltre le tenebre o i tersi orizzonti
stendendo
un filo di luce di luna
il tuo arco a superare il sangue
e il distinto clangore.
E l'assenza diveniva certezza.
Il richiamo incessante rombava
incandescente
grumo d'esatto pensiero.
Quanto remote le parole. Inutili.
mercoledì 24 novembre 2010
In serate come questa
dove anche il buio è luce
ed ogni ombra ha una traccia luminosa
vorrei essere puro spirito.
Mi pare facile allora
abbandonare la carne
per confondermi
nel palpito tremulo di una stella.
dove anche il buio è luce
ed ogni ombra ha una traccia luminosa
vorrei essere puro spirito.
Mi pare facile allora
abbandonare la carne
per confondermi
nel palpito tremulo di una stella.
venerdì 22 ottobre 2010
Non ha occhi il cammino dell'anima.
E' il respiro che delinea il sentiero.
E' il respiro che delinea il sentiero.
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