Ti che ta tacat i tac (Tu che attacchi i tacchi
tacum i tac! attaccami i tacchi!
Mi tacat i tac a ti? Io attaccare i tacchi a te?
Ti che ta tacat i tac? Tu che attacchi i tacchi?
Tacatai ti i to tac Attaccateli tu i tuoi tacchi
ti che ta tacat i tac! tu che attacchi i tacchi!)
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mercoledì 29 gennaio 2014
domenica 13 gennaio 2013
"All'intingolo elegante" (Esercizio per nd-nt)
Se condendo l'insalata
tu v'intingi anche le dita
noi non siam certo contenti
d'infilarla sotto ai denti.
Non abbiamo l'intenzione
d'introdurre un contenzioso,
ma guardandoti le dita
non possiam che rinunciare
quell'indivia ad ingoiare.
Dici ora ch'eri attento
a scrutare il firmamento
ché del mondo sei viandante,
che indicibile è l'incanto,
tanto, intatto, ti fa intento.
Ma, mio caro viaggiatore,
qui, con noi, tu sei un trattore:
hai aperto il "Ristorante
dell'intingolo elegante",
ma se poi non te ne intendi
ed in terra non discendi,
se non fai le pulizie
e non dai più garanzie,
tutti quanti gli avventori
se ne scapperanno fuori,
mentre tu starai badando
al tuo celestial cimento.
Quindi, se non cambi il vento,
se non muti intendimento,
dovrai vendere all'incanto
a dei veri intenditori,
dedicandoti alle stelle,
pure pentole e padelle.
tu v'intingi anche le dita
noi non siam certo contenti
d'infilarla sotto ai denti.
Non abbiamo l'intenzione
d'introdurre un contenzioso,
ma guardandoti le dita
non possiam che rinunciare
quell'indivia ad ingoiare.
Dici ora ch'eri attento
a scrutare il firmamento
ché del mondo sei viandante,
che indicibile è l'incanto,
tanto, intatto, ti fa intento.
Ma, mio caro viaggiatore,
qui, con noi, tu sei un trattore:
hai aperto il "Ristorante
dell'intingolo elegante",
ma se poi non te ne intendi
ed in terra non discendi,
se non fai le pulizie
e non dai più garanzie,
tutti quanti gli avventori
se ne scapperanno fuori,
mentre tu starai badando
al tuo celestial cimento.
Quindi, se non cambi il vento,
se non muti intendimento,
dovrai vendere all'incanto
a dei veri intenditori,
dedicandoti alle stelle,
pure pentole e padelle.
C'è una talpa sul divano
E' successo un fatto strano:
c'è una talpa sul divano.
Non si sa da dove viene
e nemmeno dove andrà.
Forse intanto è necessario
preparare il calendario
per segnare giorno a giorno
la durata del soggiorno.
Poi, starà solo a dormire
o si tratterrà a mangiare?
Sarà solo colazione
o completa, 'sta pensione?
Mentre penso, mi lambicco
le preparo un bel cacciucco
e l'annoto sul datario
grande quanto un dromedario,
che le talpe, ben si sa,
non ci vedon da qui a là:
nella lista delle spese
il cacciucco livornese
sarà il primo da pagare
se da me vuole restare
e il divano vuole usare!
c'è una talpa sul divano.
Non si sa da dove viene
e nemmeno dove andrà.
Forse intanto è necessario
preparare il calendario
per segnare giorno a giorno
la durata del soggiorno.
Poi, starà solo a dormire
o si tratterrà a mangiare?
Sarà solo colazione
o completa, 'sta pensione?
Mentre penso, mi lambicco
le preparo un bel cacciucco
e l'annoto sul datario
grande quanto un dromedario,
che le talpe, ben si sa,
non ci vedon da qui a là:
nella lista delle spese
il cacciucco livornese
sarà il primo da pagare
se da me vuole restare
e il divano vuole usare!
domenica 16 dicembre 2012
Ma tu guarda! Una farfalla!
Ma tu guarda! Una farfalla!
E' marrone, rossa e gialla.
Io leggevo, qui in soggiorno
quando lei mi vola intorno
poi si posa sul giornale
e leggera batte l'ale
con un movimento lieve
silenzioso come neve.
Sembra un palpito, un sospiro.
Io gli accordo il mio respiro.
Temo quasi che il mio cuore
possa far troppo rumore.
Anche il tempo si è fermato:
par sospeso, senza fiato;
tanta grazia lo ha affatato,
nella stanza imprigionato.
Poi una lamina di sole
la cattura sopra al foglio.
Sembra dire che la vuole
irretire in un barbaglio.
E' un pulviscolo di luce
che alle fate ti conduce.
E' la strada delle stelle,
già tracciata alle farfalle.
E in un attimo è sparita,
come brezza tra le dita.
Io non so com'era entrata,
non ho visto com'è uscita.
So però che c'è qualcosa
che di lei rimane in casa:
è quel senso di magia
che travolge e porta via,
la bellezza che si compie
e la vita ti riempie.
E' la traccia del sorriso
ch'è rimasta sul mio viso.
E' marrone, rossa e gialla.
Io leggevo, qui in soggiorno
quando lei mi vola intorno
poi si posa sul giornale
e leggera batte l'ale
con un movimento lieve
silenzioso come neve.
Sembra un palpito, un sospiro.
Io gli accordo il mio respiro.
Temo quasi che il mio cuore
possa far troppo rumore.
Anche il tempo si è fermato:
par sospeso, senza fiato;
tanta grazia lo ha affatato,
nella stanza imprigionato.
Poi una lamina di sole
la cattura sopra al foglio.
Sembra dire che la vuole
irretire in un barbaglio.
E' un pulviscolo di luce
che alle fate ti conduce.
E' la strada delle stelle,
già tracciata alle farfalle.
E in un attimo è sparita,
come brezza tra le dita.
Io non so com'era entrata,
non ho visto com'è uscita.
So però che c'è qualcosa
che di lei rimane in casa:
è quel senso di magia
che travolge e porta via,
la bellezza che si compie
e la vita ti riempie.
E' la traccia del sorriso
ch'è rimasta sul mio viso.
sabato 15 dicembre 2012
Filastrocca matta
Voglio farmi un cappello di cipolle.
Voglio le rosse le bianche e le bionde.
Lo voglio fare intessuto di fiori,
che abbia almeno duecento colori.
Copio un modello del secolo scorso,
ci metto un disegno fuori concorso,
una veletta con due coccinelle
che m'alzino gli occhi verso le stelle.
Voglio un cappello che sia un carnevale
da poter mettere in giorno feriale
per poter ridere e far l'occhiolino
perfino a te che non sei più un bambino.
Voglio le rosse le bianche e le bionde.
Lo voglio fare intessuto di fiori,
che abbia almeno duecento colori.
Copio un modello del secolo scorso,
ci metto un disegno fuori concorso,
una veletta con due coccinelle
che m'alzino gli occhi verso le stelle.
Voglio un cappello che sia un carnevale
da poter mettere in giorno feriale
per poter ridere e far l'occhiolino
perfino a te che non sei più un bambino.
venerdì 7 dicembre 2012
Il giaguaro innamorato/ Esercizio di dizione per g
Te lo giuro. Al tuo giaguaro
non ho tolto io il guinzaglio.
E non farmi quello sguardo,
quel cipiglio d'ammiraglio.
Ieri sera con i guanti
proprio come fosse un figlio
l'ho lasciato al suo giaciglio
quieto quieto sul guanciale
con la lingua in mezzo ai denti
senza ira, senza voglia.
Poi l'ho chiuso nel serraglio,
ho dormito sulla soglia
manco fosse un generale:
Tutta notte a far la guardia,
fermo e zitto, zitto in veglia
non ho mosso mai una foglia.
Or si scopre che al mattino
più non c'era il tuo felino
e mi vieni a contestare
che l'avrei lasciato andare,
che non l'ho legato ammodo,
che gli ho dato solo brodo
e per fame s'è involato...
ecco, giusto con le ali
lui può avere disertato
superando i confinari.
Oh perbacco! Che intuizione!
Certo è qua la soluzione.
Ti ricordi la coguara
che incontrammo a Lendinara?
Fa' uno sforzo di memoria
ed avrai tutta la storia.
Di sicuro quella micia
gli ha già tolto la camicia
ed al tuo caro animale
tutto il cuore ha messo l'ale:
per raggiungere l'amata
ieri ha preso la volata.
Ora sai cosa ti dico,
ragionandone da amico?
Tu prepara nuove paglie
e raduna vettovaglie:
presto il nostro innamorato
tornerà su questo prato
e vedrai che parapiglia,
sarà tutta una squadriglia!
Ci vorrà del buon liquore
per brindare a quell'amore,
tutta intera una bottiglia
che festeggi la famiglia.
non ho tolto io il guinzaglio.
E non farmi quello sguardo,
quel cipiglio d'ammiraglio.
Ieri sera con i guanti
proprio come fosse un figlio
l'ho lasciato al suo giaciglio
quieto quieto sul guanciale
con la lingua in mezzo ai denti
senza ira, senza voglia.
Poi l'ho chiuso nel serraglio,
ho dormito sulla soglia
manco fosse un generale:
Tutta notte a far la guardia,
fermo e zitto, zitto in veglia
non ho mosso mai una foglia.
Or si scopre che al mattino
più non c'era il tuo felino
e mi vieni a contestare
che l'avrei lasciato andare,
che non l'ho legato ammodo,
che gli ho dato solo brodo
e per fame s'è involato...
ecco, giusto con le ali
lui può avere disertato
superando i confinari.
Oh perbacco! Che intuizione!
Certo è qua la soluzione.
Ti ricordi la coguara
che incontrammo a Lendinara?
Fa' uno sforzo di memoria
ed avrai tutta la storia.
Di sicuro quella micia
gli ha già tolto la camicia
ed al tuo caro animale
tutto il cuore ha messo l'ale:
per raggiungere l'amata
ieri ha preso la volata.
Ora sai cosa ti dico,
ragionandone da amico?
Tu prepara nuove paglie
e raduna vettovaglie:
presto il nostro innamorato
tornerà su questo prato
e vedrai che parapiglia,
sarà tutta una squadriglia!
Ci vorrà del buon liquore
per brindare a quell'amore,
tutta intera una bottiglia
che festeggi la famiglia.
mercoledì 5 dicembre 2012
Filastrocca del cero (esercizio di dizione per ci/ce)
C'era una volta un cero
che incontrò un cerino.
Saccente, il piccolino,
si mise a criticare:
"Non hai una bella cera.
Ti serve del cerone
o forse una ceretta...
almeno un po' di cipria
per lucidarti il naso".
Il cero cincischiava.
Pensava al suo cerume
e a tutto quel ciarpame.
Non era un civettone,
le cose civettuole
non erano il suo pane.
Eppure traccheggiava:
celiava, quel citrullo
d'un piccolo cerino?
O invece gli diceva
certezze a cento e mille?
Cianciando lo circuiva
oppur lo incoraggiava?
Infine sconcertato
ma pure incapricciato
decise per l'incerto:
avrebbe ben rischiato
per diventar più bello.
Così Messer Cerino,
campione di cervello,
distesa una cerata,
saltò in cima a Sòr Cero,
gli accese le speranze
con una gran fiammata.
Ci fu un cerchio di luce.
Il cero s'incendiò.
La cera eccome c'era!
Colando dal faccione
scendeva sulla pancia.
Ce n'era tale e tanta
che un cesto se ne fece.
Perfino il ciel taceva
insieme con le cince.
I sorci stupefatti
cercavano cerotti.
Ma ormai a ceci e noci
a catinelle e fiotti
la cera si perdeva.
Del sogno di Sòr Cero,
ucciso da un cerino,
restò solo la cenere,
come la pece, nera.
che incontrò un cerino.
Saccente, il piccolino,
si mise a criticare:
"Non hai una bella cera.
Ti serve del cerone
o forse una ceretta...
almeno un po' di cipria
per lucidarti il naso".
Il cero cincischiava.
Pensava al suo cerume
e a tutto quel ciarpame.
Non era un civettone,
le cose civettuole
non erano il suo pane.
Eppure traccheggiava:
celiava, quel citrullo
d'un piccolo cerino?
O invece gli diceva
certezze a cento e mille?
Cianciando lo circuiva
oppur lo incoraggiava?
Infine sconcertato
ma pure incapricciato
decise per l'incerto:
avrebbe ben rischiato
per diventar più bello.
Così Messer Cerino,
campione di cervello,
distesa una cerata,
saltò in cima a Sòr Cero,
gli accese le speranze
con una gran fiammata.
Ci fu un cerchio di luce.
Il cero s'incendiò.
La cera eccome c'era!
Colando dal faccione
scendeva sulla pancia.
Ce n'era tale e tanta
che un cesto se ne fece.
Perfino il ciel taceva
insieme con le cince.
I sorci stupefatti
cercavano cerotti.
Ma ormai a ceci e noci
a catinelle e fiotti
la cera si perdeva.
Del sogno di Sòr Cero,
ucciso da un cerino,
restò solo la cenere,
come la pece, nera.
lunedì 26 novembre 2012
Esercizio filastrocca per s/r
Lo strazio mi strugge,
mi strangola e stinge.
Se poi fai la sfinge,
stremata stramazzo.
Non faccio schiamazzo,
ma tu m'hai strappato
speranza e pazienza.
Di ogni illusione
ormai sono senza.
Son stanca e disfatta,
son spenta e distrutta,
costretta da schiava,
mi spolpi la vita.
Mi sento allo sbando,
stornata dal mondo.
Non so se saperti
sull'uscio a spiare
mi faccia stupire
o più imbestialire.
T'avevo sposato
sognandoti sole,
mi trovo uno sfatto
cui mancan le suole.
Qui altro che stelle,
ci son solo stalle
un misero usbergo
s'un mucchio di sterco.
Ebbene ora stammi
silente a sentire:
dei tuoi stratagemmi
son stufa, son stanca.
Non ho un soldo in banca,
son senza vestiti,
spariti i bijoux.
Non so dove andare
ma qui a sfacchinare
non resterò più.
Finisce la storia,
ci metto lo stop,
la pagina strappo.
E scappo. Oh se scappo!
Sbagliato una volta
si cambia stazione.
E tanti saluti.
Ti lascio, cialtrone!
mi strangola e stinge.
Se poi fai la sfinge,
stremata stramazzo.
Non faccio schiamazzo,
ma tu m'hai strappato
speranza e pazienza.
Di ogni illusione
ormai sono senza.
Son stanca e disfatta,
son spenta e distrutta,
costretta da schiava,
mi spolpi la vita.
Mi sento allo sbando,
stornata dal mondo.
Non so se saperti
sull'uscio a spiare
mi faccia stupire
o più imbestialire.
T'avevo sposato
sognandoti sole,
mi trovo uno sfatto
cui mancan le suole.
Qui altro che stelle,
ci son solo stalle
un misero usbergo
s'un mucchio di sterco.
Ebbene ora stammi
silente a sentire:
dei tuoi stratagemmi
son stufa, son stanca.
Non ho un soldo in banca,
son senza vestiti,
spariti i bijoux.
Non so dove andare
ma qui a sfacchinare
non resterò più.
Finisce la storia,
ci metto lo stop,
la pagina strappo.
E scappo. Oh se scappo!
Sbagliato una volta
si cambia stazione.
E tanti saluti.
Ti lascio, cialtrone!
sabato 17 novembre 2012
Filastrocca del sole
Guardo il sole e non capisco:
chi lo accende questo disco?
Come brilla quella luce
che si spegne poi la sera?
E perché nella tempesta,
quando piove e tuona in testa,
mentre servon cose chiare,
lui, di colpo, ecco, scompare?
M'hanno detto che nel sole
arde un fuoco che non muore.
Chi lo dice dirà il vero,
pure resta un gran mistero.
Un mistero a tutto tondo
grande com'è grande il mondo.
Questo fuoco appeso in cielo
che scompare dietro a un velo
poi riappare e ti riscalda,
ti consola, ti rinsalda,
ti conferma che sei vivo.
E' il compagno del tuo giorno,
la promessa di un ritorno;
la certezza del chiarore
che non fa tremare il cuore.
Le domande sono tante,
ma non è così importante:
quella fiamma benedetta
fa l'umanità protetta.
chi lo accende questo disco?
Come brilla quella luce
che si spegne poi la sera?
E perché nella tempesta,
quando piove e tuona in testa,
mentre servon cose chiare,
lui, di colpo, ecco, scompare?
M'hanno detto che nel sole
arde un fuoco che non muore.
Chi lo dice dirà il vero,
pure resta un gran mistero.
Un mistero a tutto tondo
grande com'è grande il mondo.
Questo fuoco appeso in cielo
che scompare dietro a un velo
poi riappare e ti riscalda,
ti consola, ti rinsalda,
ti conferma che sei vivo.
E' il compagno del tuo giorno,
la promessa di un ritorno;
la certezza del chiarore
che non fa tremare il cuore.
Le domande sono tante,
ma non è così importante:
quella fiamma benedetta
fa l'umanità protetta.
mercoledì 14 novembre 2012
Filastrocca per "gl" (Autunno)
Se scagli una foglia
e il vento la piglia,
l'imbriglia, l'imbroglia,
ti sembra che voglia
spogliarne il colore,
vagliarne l'umore
per toglierle il cuore.
E' un gioco d'artigli
che paion ventagli;
li credi sbadigli,
ma sbagli, t'abbagli:
un ruglio improvviso
ti taglia il respiro,
la foglia s'impiglia
nei rami del tiglio,
poi con un bisbiglio
e un lieve cipiglio
s'increspa e attorciglia,
s'incaglia più in basso
aggroviglia laggiù.
E' figlia d'autunno.
Vicina alla soglia
della vita che fu.
e il vento la piglia,
l'imbriglia, l'imbroglia,
ti sembra che voglia
spogliarne il colore,
vagliarne l'umore
per toglierle il cuore.
E' un gioco d'artigli
che paion ventagli;
li credi sbadigli,
ma sbagli, t'abbagli:
un ruglio improvviso
ti taglia il respiro,
la foglia s'impiglia
nei rami del tiglio,
poi con un bisbiglio
e un lieve cipiglio
s'increspa e attorciglia,
s'incaglia più in basso
aggroviglia laggiù.
E' figlia d'autunno.
Vicina alla soglia
della vita che fu.
martedì 13 novembre 2012
Filastrocca- Cè una tortora sul tetto
C'è una tortora sul tetto
e una trota dentro al piatto.
Se la torta è nel laghetto
quasi quasi ci scommetto
che un bambino s'è distratto.
Stamattina la matita
gli è balzata tra le dita:
ha spedito la crostata
a sbafarsi una nuotata.
Che matita dispettosa!
La maestra non capisce
ed il bimbo ora ammonisce
chè la trota e non la torta
deve stare dentro al lago.
E' così bimbo mio caro:
una fetta di crostata
non la puoi fare nuotare
e se proprio vuoi provare
devi darle una barchetta
che la porti in mezzo al mare.
e una trota dentro al piatto.
Se la torta è nel laghetto
quasi quasi ci scommetto
che un bambino s'è distratto.
Stamattina la matita
gli è balzata tra le dita:
ha spedito la crostata
a sbafarsi una nuotata.
Che matita dispettosa!
La maestra non capisce
ed il bimbo ora ammonisce
chè la trota e non la torta
deve stare dentro al lago.
E' così bimbo mio caro:
una fetta di crostata
non la puoi fare nuotare
e se proprio vuoi provare
devi darle una barchetta
che la porti in mezzo al mare.
giovedì 20 ottobre 2011
Esercizi di dizione (10) o Filastrocca dei pulcini
Starnàzzano le oche
gloglòttano i tacchini
il gufo dicon bùbuli
il chiùrlo pare chiùrli
le rondini garrìscono
mentre i colombi tùbano
e trillano i canarini.
Ma quando son piccini
sono tutti dei pulcini:
sanno solo pigolare,
il più facile da dire.
gloglòttano i tacchini
il gufo dicon bùbuli
il chiùrlo pare chiùrli
le rondini garrìscono
mentre i colombi tùbano
e trillano i canarini.
Ma quando son piccini
sono tutti dei pulcini:
sanno solo pigolare,
il più facile da dire.
mercoledì 19 ottobre 2011
Filastrocca delle stelle
Ma dove vanno le stelle la mattina?
C'è qualcuno che le chiude giù in cantina?
Sarà forse che chinano la fronte
quando il sole si alza all'orizzonte?
Splende troppo la luce del sovrano:
vergognose si celan con la mano.
Dovrà tessersi del buio la coperta
perché tornino di nuovo su per l'erta :
le vedrai nello spazio d'un sussurro
scalare il blu che s'ingoia l'azzurro.
Tu stai tranquillo. Dormi sicuro.
Disegna i tuoi sogni contro il muro.
Stelle e stelline, d'oro e d'argento
grandi e bambine nel firmamento
ricameranno di luce e di amore
ogni palpito del tuo piccolo cuore.
C'è qualcuno che le chiude giù in cantina?
Sarà forse che chinano la fronte
quando il sole si alza all'orizzonte?
Splende troppo la luce del sovrano:
vergognose si celan con la mano.
Dovrà tessersi del buio la coperta
perché tornino di nuovo su per l'erta :
le vedrai nello spazio d'un sussurro
scalare il blu che s'ingoia l'azzurro.
Tu stai tranquillo. Dormi sicuro.
Disegna i tuoi sogni contro il muro.
Stelle e stelline, d'oro e d'argento
grandi e bambine nel firmamento
ricameranno di luce e di amore
ogni palpito del tuo piccolo cuore.
martedì 22 marzo 2011
Filastrocca per la Primavera
Primavera vo fiutando
nella landa addormentata.
Luna piena già s'è alzata
e le fate stan tornando:
tutte insieme danzeranno
sopra i raggi delle stelle
e domani le più belle
come fiori nasceranno.
Avran petali dorati
trafugati su nel cielo,
cuori teneri e argentati
inchinati sullo stelo.
Saran figli d'una notte,
d'una notte senza sera
che annunciava Primavera.
nella landa addormentata.
Luna piena già s'è alzata
e le fate stan tornando:
tutte insieme danzeranno
sopra i raggi delle stelle
e domani le più belle
come fiori nasceranno.
Avran petali dorati
trafugati su nel cielo,
cuori teneri e argentati
inchinati sullo stelo.
Saran figli d'una notte,
d'una notte senza sera
che annunciava Primavera.
martedì 12 ottobre 2010
Esercizi di dizione (8) Alfabeto scioglilingua
Con A
Ancora avremo agi
andremo adagio adagio
avremo alti allori
artisti assicurati
autentici assetati.
Attori antecedenti
acrobati assonnati
almeno aironi alati.
Con B
Ballo da birbante
brindando bevo birra
bagnando barbe blu
sbavando baffi buffi
in brillanti bicchieri
biscotti e bonbòn
biascicando.
Con C Con C
Cuscini coperte scaldotti Centoquindici cipolle
calde camicie cinque cinciallegre
corte cuffiette cinquecento cipressi
cappelli a cilindro cinquemila cinesi
copricotenne e centotre ciclamini
scarpacce scomode cicale accidentate
calzini celesti cimici col cimurro.
costosi costumi Chi chiede chiarezza
carnevaleschi... rischia fischi
Calmati. Chetati. e fiaschi di Chianti
Carezza il coniglio. schiantati.
China le ciglia
e chiudi a chiave
nel carrozzone
caos cimici e confusione.
Con CHI
Chi chiude a chiave
rinchiuda i chiurli
socchiuda la chiesa
e schivo s'inchini.
Né schiavo né racchio.
Ma occhio ai chiodi
se chiede chiacchiere.
Con D
Dodici o dieci?
Decidi dunque.
Dammi i dadi.
Dimmi dove
dovrò andare:
dietro le dune
dai dromedari?
O dal dentista
(sdrammatizzando) ?
Con E
Esili elefanti
esuli elevano
ellittiche elegie
agli elleni equinozi.
Eterei escono esausti.
Estinti quasi
eppure entusiasti
estremi epigoni
d'eternità.
Con F Con F
Frutta e fiori La fiamma fulmina
fiori e frutta un flan flambé.
fichi e frasche Fiumi di fieno
frasche e fichi in Val di Fiemme
frangipani di Firenze fanno flanella
fiorentine del Fréjùs coi fiordalisi.
fagianelle in fricassea Fioccano affanni
fresie fredde fra gli africani.
fritte o al forno. Fragili fronti
Festeggiamo le frattaglie fremono al freddo.
fischiettando coi fringuelli.
Con G
Genova e Gaggiano
Gorizia e San Giuliano
grandina sui granchi
s'aggrovigliano i grechi
gremiti sui gradini
s'ingozzano di gechi
ingrassan le gorgiere
ingurgitano grame
galantine di gallina
gelatine al grammarnié
granatine con la grappa
sguazzando golosi
gaudenti gassosi
in gorghi gelati
di greve gassosa.
Con I
Invano Ivano a Ivrea
invola inviti involti
in istrici iracondi.
Inala incenso
imberbe illuso intonso.
Ignora intanto a Itaca
Isotta immenso istante:
ignara illustra l'isola
a illustri ierofanti.
Con GL
La quaglia origlia
nella boscaglia, ammaliata.
Dalla guglia spogliata
la battaglia sbagliata
invoglia a scagliare
la maglia sulla soglia.
Tu gettagliela! Dagliela!
E se un pendaglio
s'è impigliato
nel fermaglio
meglio vegliare:
sarà un guinzaglio?
Con GN
Ignudi gnomi bagnati
si lagnano rassegnati
gnaulando con ragni
compagni di sogni.
Disegnano cagne
e montagne di legna.
Rognose rassegne.
Ma dove cuccagne?
Con L
Lieve languiva la luna
livide lingue di lago
lente lambivano lidi.
Lontani aulenti lillà
leggeri legavano l'alba.
Con M
Mimì mastica gomme
Memo memora mamme
Meme alimenta fiamme
Minù mangia la manna
e mosto con il miele
mentre il mio Samuele
molleggia sul cammello
molcendo caramello.
Con N
Navigando navigando
nuove navi van remando.
Nella notte niente splende.
Nulla nuoce senza denti.
Navigando navigando
ninne nanne van cantando
ninne nanne innamorate
nella notte addormentate.
Con O
Un òrco òrbo si orna d'òro.
Nell'òrto l'òca divora òrzo.
L'ingolla e l'inghiotte
ingorgandosi il gozzo
quest'òca ghiotta dal còllo stòrto.
Con P
Pòco pépe pésto in pace
pungo pomi e piango prèci
péna il pètto palpitante
prude l'òcchio prepotènte
piano piano pissi pissi
pésto pépe pòco in pace
parco e prèsto prèndo pane
pòi progètto un palinsèsto
pél prozio di padre Pio.
Con Q
Quattordici quaglie
quindici quaccheri
quasi si squagliano
squassando quadrati
quando Quasimodo
con Quarto e Quintino
squarciano querce
col temperino.
Con R
Ronfa la rana
rolla la réna
ruzza il ramarro
con la cancrèna
si gratta il granchio
rampogna il ratto
ma il ragno ringhia
rode la ròsa
pòi rèma ritto
e si ripòsa.
Con S
Sussurri e sibili
schianti silenti
senza sonoro
senza spaventi
sono soltanto
strani strambotti
stereo stonati
sull'ascensore
splendida scena
senza visore.
Con T
Troppi trèni in transito
t'intronano i timpani.
Tosto tutto tacerà:
il traghetto attraccherà.
A tacchi traballanti
ti metti sotto il ponte
tracanni la tequila
t'impanni nella tela
svelto ti togli i tacchi
lesto ora tappa il tappo.
Trèma la tolda tonda
straccia la trina Tilde
frattanto tutto tace.
I trenta tristi treni
s'intruppano lontano.
Con U
Frugali uccellini blu
frullan su e giù sull'uva
ùpupe gruccioni e gru
urlano sotto i tuoni
buttano uova e gusci
a Ustica sugl'usci.
Un uomo già ubriaco
ulula con i lupi.
Umidi muri bui
risucchiano la luna.
Con V
Novantamila viole
invadevano Viggiù
varani voracissimi
vagheggiavano virtù.
Vorrei rassicurarvi
invece qui non vale
svanisce il bel vestito
il vel velava il vero:
le viole coi varani
divorano divani.
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