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lunedì 7 novembre 2016

Vorrei



Vorrei essere pagina
per le tue parole.
Penna per il tuo pensiero,
Vorrei essere ali
e sospingere in alto
le tue parole pensate

domenica 13 gennaio 2013

"All'intingolo elegante" (Esercizio per nd-nt)

Se condendo l'insalata
tu v'intingi anche le dita
noi non siam certo contenti
d'infilarla sotto ai denti.
Non abbiamo l'intenzione
d'introdurre un contenzioso,
ma guardandoti le dita
non possiam che rinunciare
quell'indivia ad ingoiare.
Dici ora ch'eri attento
a scrutare il firmamento
ché del mondo sei viandante,
che indicibile è l'incanto,
tanto, intatto, ti fa intento.
Ma, mio caro viaggiatore,
qui, con noi, tu sei un trattore:
hai aperto il "Ristorante
dell'intingolo elegante",
ma se poi non te ne intendi
ed in terra non discendi,
se non fai le pulizie
e non dai più garanzie,
tutti quanti gli avventori
se ne scapperanno fuori,
mentre tu starai badando
al tuo celestial cimento.
Quindi, se non cambi il vento,
se non muti intendimento,
dovrai vendere all'incanto
a dei veri intenditori,
dedicandoti alle stelle,
pure pentole e padelle.



C'è una talpa sul divano

E' successo un fatto strano:
c'è una talpa sul divano.
Non si sa da dove viene
e nemmeno dove andrà.
Forse intanto è necessario
preparare il calendario
per segnare giorno a giorno
la durata del soggiorno.
Poi, starà solo a dormire
o si tratterrà a mangiare?
Sarà solo colazione
o completa, 'sta pensione?
Mentre penso, mi lambicco
le preparo un bel cacciucco
e l'annoto sul datario
grande quanto un dromedario,
che le talpe, ben si sa,
non ci vedon da qui a là:
nella lista delle spese
il cacciucco livornese
sarà il primo da pagare
se da me vuole restare
e il divano vuole usare!

domenica 16 dicembre 2012

Ma tu guarda! Una farfalla!

Ma tu guarda! Una farfalla!
E' marrone, rossa e gialla.
Io leggevo, qui in soggiorno
quando lei mi vola intorno
poi si posa sul giornale
e leggera batte l'ale
con un movimento lieve
silenzioso come neve.
Sembra un palpito, un sospiro.
Io gli accordo il mio respiro.
Temo quasi che il mio cuore
possa far troppo rumore.
Anche il tempo si è fermato:
par sospeso, senza fiato;
tanta grazia lo ha affatato,
nella stanza imprigionato.
Poi una lamina di sole
la cattura sopra al foglio.
Sembra dire che la vuole
irretire in un barbaglio.
E' un pulviscolo di luce
che alle fate ti conduce.
E' la strada delle stelle,
già tracciata alle farfalle.
E in un attimo è sparita,
come brezza tra le dita.

Io non so com'era entrata,
non ho visto com'è uscita.
So però che c'è qualcosa
che di lei rimane in casa:
è quel senso di magia
che travolge e porta via,
la bellezza che si compie
e la vita ti riempie.
E' la traccia del sorriso
ch'è rimasta sul mio viso.

sabato 15 dicembre 2012

Filastrocca matta

Voglio farmi un cappello di cipolle.
Voglio le rosse le bianche e le bionde.
Lo voglio fare intessuto di fiori,
che abbia almeno duecento colori.
Copio un modello del secolo scorso,
ci metto un disegno fuori concorso,
una veletta con due coccinelle
che m'alzino gli occhi verso le stelle.
Voglio un cappello che sia un carnevale
da poter mettere in giorno feriale
per poter ridere e far l'occhiolino
perfino a te che non sei più un bambino.

venerdì 7 dicembre 2012

Il giaguaro innamorato/ Esercizio di dizione per g

Te lo giuro. Al tuo giaguaro
non ho tolto io il guinzaglio.
E non farmi quello sguardo,
quel cipiglio d'ammiraglio.
Ieri sera con i guanti
proprio come fosse un figlio
l'ho lasciato al suo giaciglio
quieto quieto sul guanciale
con la lingua in mezzo ai denti
senza ira, senza voglia.
Poi l'ho chiuso nel serraglio,
ho dormito sulla soglia
manco fosse un generale:
Tutta notte a far la guardia,
fermo e zitto, zitto in veglia
non ho mosso mai una foglia.
Or si scopre che al mattino
più non c'era il tuo felino
e mi vieni a contestare
che l'avrei lasciato andare,
che non l'ho legato ammodo,
che gli ho dato solo brodo
e per fame s'è involato...
ecco, giusto con le ali
lui può avere disertato
superando i confinari.
Oh perbacco! Che intuizione!
Certo è qua la soluzione.
Ti ricordi la coguara
che incontrammo a Lendinara?
Fa' uno sforzo di memoria
ed avrai tutta la storia.
Di sicuro quella micia
gli ha già tolto la camicia
ed al tuo caro animale
tutto il cuore ha messo l'ale:
per raggiungere l'amata
ieri ha preso la volata.
Ora sai cosa ti dico,
ragionandone da amico?
Tu prepara nuove paglie
e raduna vettovaglie:
presto il nostro innamorato
tornerà su questo prato
e vedrai che parapiglia,
sarà tutta una squadriglia!
Ci vorrà del buon liquore
per brindare a quell'amore,
tutta intera una bottiglia
che festeggi la famiglia.

mercoledì 5 dicembre 2012

Filastrocca del cero (esercizio di dizione per ci/ce)

C'era una volta un cero
che incontrò un cerino.
Saccente, il piccolino,
si mise a criticare:
"Non hai una bella cera.
Ti serve del cerone
o forse una ceretta...
almeno un po' di cipria
per lucidarti il naso".
Il cero cincischiava.
Pensava al suo cerume
e a tutto quel ciarpame.
Non era un civettone,
le cose civettuole
non erano il suo pane.
Eppure traccheggiava:
celiava, quel citrullo
d'un piccolo cerino?
O invece gli diceva
certezze a cento e mille?
Cianciando lo circuiva
oppur lo incoraggiava?
Infine sconcertato
ma pure incapricciato
decise per l'incerto:
avrebbe ben rischiato
per diventar più bello.
Così Messer Cerino,
campione di cervello,
distesa una cerata,
saltò in cima a Sòr Cero,
gli accese le speranze
con una gran fiammata.
Ci fu un cerchio di luce.
Il cero s'incendiò.
La cera eccome c'era!
Colando dal faccione
scendeva sulla pancia.
Ce n'era tale e tanta
che un cesto se ne fece.
Perfino il ciel taceva
insieme con le cince.
I sorci stupefatti
cercavano cerotti.
Ma ormai a ceci e noci
a catinelle e fiotti
la cera si perdeva.
Del sogno di Sòr Cero,
ucciso da un cerino,
restò solo la cenere,
come la pece, nera.

lunedì 26 novembre 2012

Esercizio filastrocca per s/r

Lo strazio mi strugge,
mi strangola e stinge.
Se poi fai la sfinge,
stremata stramazzo.
Non faccio schiamazzo,
ma tu m'hai strappato
speranza e pazienza.
Di ogni illusione
ormai sono senza.
Son stanca e disfatta,
son spenta e distrutta,
costretta da schiava,
mi spolpi la vita.
Mi sento allo sbando,
stornata dal mondo.
Non so se saperti
sull'uscio a spiare
mi faccia stupire
o più imbestialire.
T'avevo sposato
sognandoti sole,
mi trovo uno sfatto
cui mancan le suole.
Qui altro che stelle,
ci son solo stalle
un misero usbergo
s'un mucchio di sterco.
Ebbene ora stammi
silente a sentire:
dei tuoi stratagemmi
son stufa, son stanca.
Non ho un soldo in banca,
son senza vestiti,
spariti i bijoux.
Non so dove andare
ma qui a sfacchinare
non resterò più.
Finisce la storia,
ci metto lo stop,
la pagina strappo.
E scappo. Oh se scappo!
Sbagliato una volta
si cambia stazione.
E tanti saluti.
Ti lascio, cialtrone!

sabato 17 novembre 2012

Filastrocca del sole

Guardo il sole e non capisco:
chi lo accende questo disco?
Come brilla quella luce
che si spegne poi la sera?
E perché nella tempesta,
quando piove e tuona in testa,
mentre servon cose chiare,
lui, di colpo, ecco, scompare?
M'hanno detto che nel sole
arde un fuoco che non muore.
Chi lo dice dirà il vero,
pure resta un gran mistero.
Un mistero a tutto tondo
grande com'è grande il mondo.
Questo fuoco appeso in cielo
che scompare dietro a un velo
poi riappare e ti riscalda,
ti consola, ti rinsalda,
ti conferma che sei vivo.
E' il compagno del tuo giorno,
la promessa di un ritorno;
la certezza del chiarore
che non fa tremare il cuore.
Le domande sono tante,
ma non è così importante:
quella fiamma benedetta
fa l'umanità protetta.

mercoledì 14 novembre 2012

Filastrocca per "gl" (Autunno)

Se scagli una foglia
e il vento la piglia,
l'imbriglia, l'imbroglia,
ti sembra che voglia
spogliarne il colore,
vagliarne l'umore
per toglierle il cuore.
E' un gioco d'artigli
che paion ventagli;
li credi sbadigli,
ma sbagli, t'abbagli:
un ruglio improvviso
ti taglia il respiro,
la foglia s'impiglia
nei rami del tiglio,
poi con un bisbiglio
e un lieve cipiglio
s'increspa e attorciglia,
s'incaglia più in basso
aggroviglia laggiù.
E' figlia d'autunno.
Vicina alla soglia
della vita che fu.

martedì 13 novembre 2012

Filastrocca- Cè una tortora sul tetto

C'è una tortora sul tetto
e una trota dentro al piatto.
Se la torta è  nel laghetto
quasi quasi ci scommetto
che un bambino s'è distratto.
Stamattina la matita
gli è balzata tra le dita:
ha spedito la crostata
a sbafarsi una nuotata.
Che matita dispettosa!
La maestra non capisce
ed il bimbo ora ammonisce
chè la trota e non la torta
deve stare dentro al lago.
E' così bimbo mio caro:
una fetta di crostata
non la puoi fare nuotare
e se proprio vuoi provare
devi darle una barchetta
che la porti in mezzo al mare.

sabato 26 maggio 2012

La memoria della vita

Non chiedere alle parole
di restituirti
la memoria di una vita.
Non saranno complicati costrutti di pensiero
a farti specchio di quel che fosti:
percorre scarne geometrie la lingua
quando s'inchioda al destino.
E di quei motti brevi
che decidono il prossimo orizzonte
rimane -forse- un'ombra
un pallido sussurro.
Sarà la lama del sole sulla neve
il sapore del pane del mattino
o l'incenso che svapora
nella piazza di un maggio
a tanti uguale
eppure diseguale.

Non chiedere alle parole
di restituirti l'anima.

Sii nel respiro della vita.
Lì è la memoria.
Eterna eppure mai uguale
tenta il tuo passo
 sull'orma di ieri.
Ma il passo dell'oggi
 non s'attaglia a quell'impronta.
 Nel respiro della vita,
lì è la memoria.

Nei fiati di luce.
Nell'incessante melodia del cammino.




martedì 29 novembre 2011

Alla luna

Stasera
la luna è un sorriso
appena accennato.
Tenue nella nebbia
appare
dispare
sbuffando lieve
una promessa.
Di pienezza.
Di luce chiara.
Di alte maree.
E' un alito lieve.
Un incerto richiamo.

Ti guardo,
luna di ogni vita.
E d'improvviso
il taglio flebile
nel cielo oscuro
diviene un ghigno.

Un rutto di fumo
la nube leggera
che trascorre l'alone.

Luttuosa luna,
che mi predice
l'oscena ferita
che solchi nel buio?

Perché arrogante
m'irridi?

A me
che più d'ogni altra
ti ho amata
non togliere
la speranza
di danzarti ancora.

giovedì 20 ottobre 2011

Esercizi di dizione (11)

In questo grigio,
bigio pertugio,
un poco mogio
e senza agio,
quasi randagio,
ma ognora ligio,
ragiono e rimugino
sul servigio
da segugio
che mi ingiungi.
Ma son digiuno
da giovedì!
Devo mangiare,
per Confucio!
Aggiornare la bilancia
aggiustandomi la pancia.
Far più giovane la faccia,
meno gialle guance e braccia.
Solo allora, con gran gioia,
uscirò dal mio rifugio.
Un giaggiolo sulla giacca
dolcemente adagerò.
 Poi, fingendo di giocare,
porrò il laccio
al tuo giaguaro
e incitandolo a guaire
fino al  Giappone
mi farò inseguire.


mercoledì 19 ottobre 2011

Gabbiani di risaia

Li hai visti, tu,
i gabbiani di risaia?
Traditi da una pozza
che si finse mare
attoniti
inerti
ristanno
sul ciglio del coltivo.
Le zampe perse nel fango
attendono che torni il vento.
Che la tempesta ancora scuota
la lastra ottusa
maschera immota dell'inganno.
Allora alti
sull'onda infedele
danzeranno il sogno
di sconfinati azzurri.

Filastrocca delle stelle

Ma dove vanno le stelle la mattina?
C'è qualcuno che le chiude giù in cantina?
Sarà forse che chinano la fronte
quando il sole si alza all'orizzonte?
Splende troppo la luce del sovrano:
vergognose si celan con la mano.
Dovrà tessersi del buio la coperta
perché tornino di nuovo su per l'erta :
le vedrai nello spazio d'un sussurro
scalare il blu che s'ingoia l'azzurro.
Tu stai tranquillo. Dormi sicuro.
Disegna i tuoi sogni contro il muro.
Stelle e stelline, d'oro e d'argento
grandi e bambine nel firmamento
ricameranno di luce e di amore
ogni palpito del tuo piccolo cuore.


domenica 21 agosto 2011

Di madre / D'amore

Strappami la carne
brano a brano.
Che sia la creta per i tuoi mondi.
Squarciami il petto.
Affonda la mano.
Al tuo tocco il cuore leverà il volo
ali vibranti il tempo dei tuoi pensieri.
Di sangue sudore lacrime
ogni goccia.
Di memoria speranza paura
ogni tenue barbaglio.
Tutto.
Tutto prendi di me.
Tutto è già tuo dal giorno del seme.
Ancora il mio grembo ti darà riparo.
Ancora e sempre ti amerò.

Ma non avrai risposte, figlio.

Sei stirpe di uomo. Dilaniata.
Costretta alle radici
e sospinta verso il cielo.
Chiamata a tessere luce
in un oceano d'ombra.

lunedì 23 maggio 2011

Per Lorenzo

Nelle tue mani, madre
ho versato domande
come spine.
Ai tuoi passi ho consegnato
le ombre e le pietre
che temevo per il mio cammino.
 Dai tuoi occhi, madre
ho voluto guardare il dolore del mondo.
Così, a te ho affidato il mio pianto.
Ed ora, madre.
Mostrami il canto e il sorriso.
Insegnami il sentiero più lieve.
Vivi!
Ch'io possa ogni giorno
rinascere
dalle tue ore.

martedì 22 marzo 2011

Filastrocca per la Primavera

Primavera vo fiutando
nella landa addormentata.
Luna piena già s'è alzata
e le fate stan tornando:
tutte insieme danzeranno
sopra i raggi delle stelle
e domani le più belle
come fiori nasceranno.
Avran petali dorati
trafugati su nel cielo,
cuori teneri e argentati
inchinati sullo stelo.
Saran figli d'una notte,
d'una notte senza sera
che annunciava Primavera.

martedì 8 marzo 2011

Sono qui, ora. E ricordo

Sono nata molte volte.
La Terra era giovane
il giorno del mio primo sguardo.
Ho attraversato il tempo
come l'acqua del mare.
Ho conosciuto le parole del potere
e il silenzio della schiavitù.
Ho pianto i miei figli
da schiava e da regina.
Sono andata e tornata.
Mi era stato detto,
ma ho sempre dimenticato.
Sono qui, ora.
E ricordo.

E' la mia ultima occasione.
Sarà il viaggio estremo.
Non avrò altri sguardi.
 La strada - ho capito
è solo una.
Verso la luce.