domenica 6 febbraio 2011

La tua voce

La tua voce.
E' il respiro dell'alba
quando l'alba partorisce la luce.
La tua voce ineguale
risuona d'autunno,
del mantra sottile e perenne
che accende le foglie
e dolcemente le uccide
- la tua voce d'ombra.
E' una nube
è il caldo viluppo
d'un ventre inesausto
di madre e d'amante.
E' un pugnale anche,
questa tua voce lontana.
Che scolpisce ricordi che incide
che scava
nuove polle alla vita che preme
segreta.
La tua voce che mi svela nei pensieri
pensati soltanto
laggiù
dove orgoglio e sapienza
- o forse pudore-
altre voci hanno fermate e sconfitte.
Nel buio lucente
dove affonda e si nutre
la radice del pomo fatale.
Dove nasce
e rinasce
e rinasce in eterno candore
la spoglia immortale di Eva.

La tua voce.

E tu neanche lo sai.
E mentre il cielo
ancora
affoga nella notte
già l'alba
lambisce le stelle.
E' un respiro di fuoco
che ingoia le tenebre.
Il tempo sospeso dell'anima
dove solo c'è spazio
per il sorriso.

Vacuità

Ancora una volta
pastora di nuvole
smarrisco
il sentiero dell'oggi.
Imbrigliando rugiada
tendo trappole al sole.
Incauta e testarda
cerco perle tra i sassi.

E consumo la mia ora di luce
inseguendo un feroce tramonto.

Il sentiero

Così sottile e luminosa e netta
la luna mi stride nei denti.
Eterna testimone del tumulto d'amore
lei uguale lei immutata
lei sa di quel tempo merlato
- ricordi ? -
quando solo ornata di veli e d'attesa
giostravo i sospiri scrutando
nel verde e poi il buio
la notte e le fiamme
odorando.
Tu
- ricordi? -
guerriero lontano venivi a me
dietro la fronte giovane antica
oltre le tenebre o i tersi orizzonti
stendendo
un filo di luce di luna
il tuo arco a superare il sangue
e il distinto clangore.
E l'assenza diveniva certezza.
Il richiamo incessante rombava
incandescente
grumo d'esatto pensiero.

Quanto remote le parole. Inutili.

mercoledì 2 febbraio 2011

Il bello della vita è che in ogni momento si può decidere di cambiare.

giovedì 27 gennaio 2011

L'eroismo della vita normale

Mi hanno chiesto di partecipare alla settimana per la riaffermazione dei diritti e della dignità delle donne. Una delle proposte della campagna era quella di adottare, sul proprio profilo facebook, l'immagine di una donna famosa.
Io non ho aderito.
Avrei potuto accogliere l'invito, inserendo come avatar la foto di mia madre, una donna forte, che ha lottato tutta la vita lavorando con impegno, duramente, senza mai cedere a compromessi. Una donna che ha tirato su due figli da sola, aiutata soltanto dalla volontà. La sua fiducia  nel Padreterno era sconfinata, ma uno dei proverbi che ci ripeteva più spesso era: "Aiutati che il Ciel t'aiuta". Non ha mai cercato scorciatoie. Aveva chiari obiettivi  -crescere decorosamente i suoi figli tirando la fine del mese-  e li perseguiva restando salda sulla strada maestra.
Avrei potuto mettere l'immagine di Claudia, che ci ha lasciati anzitempo, dopo avere sostenuto un estenuante corpo a corpo con i germogli maligni che la divoravano. Fin dall'inizio questa donna straordinaria ha dato un nome al suo male; lo ha affrontato a viso aperto giorno dopo giorno. Mai ha mistificato le  parole . Mai ha nascosto il proprio corpo, neanche quando il male lo aveva trasformato in una veste deformata. Irriconoscibile.
Avrei potuto mettere la fotografia di  Lilian, che per due anni ha combattuto strenuamente con e per il figlio adolescente, colpito da leucemia fulminante.Oggi sono giunti al traguardo dello "stop-terapia". Ma io so quanto è costato arrivarci. Ansie, sofferenze, sacrifici. Sempre nascosti dal sorriso,sempre tenuti dentro, che non venisse mai meno il coraggio a lui, il figlio malato. Ce l'hanno fatta insieme. Madre e figlio. Forza e amore.
Mia madre. Claudia. Lilian.
Non sono donne famose.
Sono donne qualunque.
Donne combattenti. Forti. Determinate .
Donne come se ne possono incontrare ogni giorno, vivendo una vita normale.
 E' questo che voglio sottolineare non aderendo alla campagna che mi hanno proposto.
L'eroismo della normale vita quotidiana. Fatta di lavoro. Bollette da pagare. Figli che si ammalano. Fatta anche di svaghi, talvolta, quando c'è tempo.
Ma fatta soprattutto della coscienza dei propri doveri e delle proprie responsabilità.
E allora. Lascerò la mia foto.
Non ho bisogno di mettermi all'ombra di una "donna famosa" per affermare diritti e dignità.
Non voglio.
Voglio essere io, con il mio nome e con la mia faccia , ad andare avanti nella vita.
Voglio guardare i problemi a viso aperto.
Voglio dare un nome anche alle cose che fanno male.
L'ho sempre fatto e continuerò a farlo. Ruggendo e pregando. Tra sorrisi e lacrime. Senza sconti. Sorretta dall'amore.

sabato 22 gennaio 2011

Dissonanze

Ho visto una donna opulenta.
Camminava sontuosa
pelliccialucente.
Odorava di agi e ricchezza.
Ignara dei sassi e del cielo
spandeva
quel greve, ipnotico effluvio
di chi nulla concede di sé
se non l'illusione.
Troppo sovrana per essere altera.
Come un cristallo indifferente
e intatta.
E poi c'era un uomo.
Era scuro di razza e di polvere.
Nei vasti calzoni
usi ai sassi e alla vita
ti ferma all'incrocio.
E' un uomo che perde le scarpe
stremate da cammini infiniti,
che stringe le spalle frustate dal gelo,
che ancora sorride
mentre tende la mano.
Tra i denti disfatti ha un idioma remoto
e forse ha smarrito illusioni o speranze
e certo è soltanto dei sassi
e del cielo.

Colchico

E ancora ricordo la notte
che ai faggi improvvisa
la luna sferzando
l'antica radura
umida colse una perla :
intriso di vita splendente
il colchico chiuso
dormiva il suo sogno d'estate.
A te solo
che come me cammini
lungo i confini impervi
del sogno
ecco
offro le chiavi.
Aprono varchi segreti.
Ma quante sono le porte
lo ignoro.

Leggeri fardelli

Quando valicherò la collina
del non ritorno
nel tempo immobile del passaggio
che porterò con me?
Nei luoghi dell'anima
dove l'identità si scioglie
in atomi di luce e di ombra
nulla
di me
potrò recare.
Tutto di te.
Il riverbero della vita
per la vita nella morte.

mercoledì 12 gennaio 2011

Dedicata

Non temere verrà
il tempo del canto.
Un manto avrai
di piume.
Fiordalisi sul cuscino.

Ogni giorno sarà
come scalare il cielo.

E sorridere
del domani che viene.

domenica 9 gennaio 2011

Il prezzo del mattino

Il giorno si è velato all'improvviso.

Leggevo. Il viso chino sulla pagina.
Di tanto in tanto guardavo fuori.
Occhieggiavo di sotto le tende.

Le lascio alzate sul vetro
per dare fiato alla luce.
Del sole. Della luna.
Che mi possa trovare
in ogni momento di ogni stagione.

Poco fa leggera, invernale,
mi dettava l'intrico dei rami,
l'orizzonte spogliato dal gelo.
Il profilo dei campi a riposo.

Leggevo. Ed era giorno.

Ancora
ho levato lo sguardo.
E il mondo era buio.
Spariti del tutto i colori.
Smarrito il confine
tra il cielo e la terra.
Disciolto in un grigio indistinto
il paesaggio delle mie soste.

E' il prezzo dell'inverno, lo so.
E' il tempo dell'Ade, per Proserpina.
E allora cos'è questo nodo di tristezza?
Cos'è questa  macchia buia
che oleosa mi dilaga nel cuore?

Uno spavento antico.
E' il  tremore che cerca  conforto
nel respiro di un fianco amato.
E' la paura della notte.

E' il prezzo da pagare
ad ogni nuovo mattino.

martedì 14 dicembre 2010

Infanzia sfregiata

Oggi al supermercato sono stata testimone di una scena che mi ha annichilita.
Giovane madre con figlia di circa sei anni. Entrambe vestite in stile "grintoso dozzinale"
da mercatino rionale; la figlia come se avesse dieci anni di più, la madre come se ne avesse dieci di meno.
La figlia voleva qualcosa (non ho capito cosa) al che la madre ha cominciato ad assalirla a denti stretti :"Smettila di rompermi il cazzo.Tu mi rompi il cazzo tutto il giorno. Ti ho già detto di no. Sei una stronza rompiballe. Non vedi che sono tutte stronzate?"
La bambina mi occhieggiava a capo chino tentando un minuscolo sorriso.
Ho letto sul suo viso la vergogna per lei, ma soprattutto per quella madre che la vita le ha imposto. Ho capito che guardandomi a quel modo stava tentando di minimizzare, anche se non poteva nascondere il rossore . Leggero, appena accennato, ma inequivocabile.
Mi guardava e batteva le ciglia, quasi per ammansirmi.
Non voleva che giudicassi.
Non ho giudicato te, povera bimba.
E non ho giudicato neanche tua madre.
Chissà da dove viene , anche lei.
Mi sono solo sentita affogare nella tristezza.
Non ho provato rabbia se non dopo, ripensandoci.
Dovevo intervenire? Dire qualcosa?
Chi potrà aiutare la madre e la figlia?
Ma se nemmeno io ho fatto nulla...
Ho assistito ad una violenza e non ho mosso un dito.
Colpi di forbici tagliuzzavano i petali di una rosa.
Ed io, a guardare...

venerdì 26 novembre 2010

Lascerò
il pensiero di te
sulla neve.
Il sole  -forse-  lo dissolverà.
Se lo spargessi fra l'erba
-sono certa-
ne nascerebbero asfodeli.

mercoledì 24 novembre 2010

Chiamale emozioni

Erano i nostri ricordi
oggi
quei fiocchi di nube
sospesi.
Un velo da sposa nel vento
i baci rubati al semaforo
le foglie nel parco
e poi un bimbo
con le mani nel sole.

E anche noi
bambini
quando distesi si stava
delle nuvole a leggere
il passo
quando il cielo
era solo una porta
che ogni giorno
si varcava volando.

Anche oggi è quel cielo.

Ma varcarlo può fare paura.
In serate come questa
dove anche il buio è luce
ed ogni ombra ha una traccia luminosa
vorrei essere puro spirito.
Mi pare facile allora
abbandonare la carne
per confondermi
nel palpito tremulo di una stella.

sabato 20 novembre 2010

Sempre.
Mai.
Due concetti che non appartengono alla dimensione terrena.
Non le appartengono nella misura in cui li riferiamo al nostro futuro.
Nella nostra esperienza umana possiamo permetterci di usarli solo riferiti al  passato.
Io non sono mai andata in Giappone ed ho sempre desiderato andarci. Ne sono sicura.
Non posso, con altrettanta certezza, affermare che non andrò "mai" in Giappone e che continuerò a desiderarlo per "sempre". L'esempio è molto banale. Certo i due concetti, sempre/mai, diventano molto più sfuggenti e difficili da governare se applicati alle norme, all'etica, ai costumi. "Mai dire 'mai' " è saggezza popolare, spicciola. Ma grande saggezza.
Un codice etico è indispensabile alla vita dell'individuo per se stesso e dell'individuo nella società. E il codice etico impone, dei "mai". Se però i nostri mai  diventano una rigida piattaforma da cui giudicare noi stessi e il resto del mondo, noi creiamo le basi dell'intolleranza e ci precludiamo la capacità di perdonare.
Il moralismo cieco si ammanta di "mai". Di più: se ne nutre.

giovedì 11 novembre 2010

Tra quanto di intangibile ci circonda, il tempo è uno degli elementi più importanti.
Tutta la nostra vita su questo mondo, è scandita dal tempo, che misura ogni storia. Da quella della Terra e dell'uomo, a quella personale, di ciascuno di noi, determinando via via orizzonti sempre più piccoli per ogni singolo evento, atto, incontro. Fino ad arrivare all'istante. Una frazione tanto piccola e sfuggente che la nostra coscienza è in grado di coglierlo solo quando ci sta capitando qualcosa che ci colpisce emotivamente in maniera indelebile. In questi momenti abbiamo la consapevolezza di "star vivendo" ; riusciamo a trattenere l'"attimo fuggente", ancorandolo all'emozione. Attraverso l'emozione attribuiamo colori, suoni, sapori,dimensioni; ci imprimiamo nella memoria incontri, azioni, accadimenti, che diversamente ci sfuggirebbero.
Esiste un tempo che misura banalmente l'intervallo tra la nascita e la morte del nostro corpo fisico ed esiste un tempo, che definirei "spirituale", costituito dalla serie di attimi intrappolati dalle nostre emozioni. Attimi di cui abbiamo piena consapevolezza, che costruiscono la nostra memoria ed il nostro "vissuto".
Se ripensiamo all'infanzia, abbiamo l'impressione di un tempo dilatato, in cui le giornate erano ben  più lunghe di quelle che sembrano contraddistinguere l'età adulta. Da bambini, quando il mondo è nuovo, ogni cosa è fonte di emozione: stupore, paura, incanto si susseguono, mentre si va scoprendo la realtà. E' proprio questa emozione che, "cogliendo l'attimo" lo scolpisce indelebilmente nella memoria e lo consegna da lì in avanti al nostro futuro. Da adulti si vive in velocità. Non ci soffermiamo più su niente. Diamo tutto per scontato. Scivoliamo sulle cose e sulle persone e lasciamo che fatti e persone ci scivolino addosso.
In questo modo perdiamo irremediabilmente il nostro tempo e la nostra vita.

martedì 2 novembre 2010

La solitudine

La solitudine è  uno stato del cuore.
Una persona può essere in condizione di solitudine fisica, finanche di abbandono,
e tuttavia non essere sola.
A determinare la solitudine è essenzialmente una assenza di amore.
Di solito si tende a credere e temere la solitudine come assenza di amore verso di noi,
secondo l'eguaglianza: se non sono amato, sono solo.
In realtà non è questa l'assenza da cui dobbiamo guardarci.
Solo quando siamo  "noi" a non amare, ci sentiamo, e siamo, veramente soli.
Si può amare - ed è bello farlo-  una persona, ma anche un animale,
una pianta. Mentre "esprimiamo" il nostro amore, dedicando  pensieri,
cure, attenzioni, alla creatura amata, è impossibile essere o sentirsi soli.
Donando il nostro tempo per amore, sconfiggiamo la solitudine.
La solitudine è uno stato del cuore